Tutte le anime di un reportage

Alla parola reportage associamo la figura del giornalista. Sia che usi la parola scritta o le immagini per documentare un avvenimento in tempo reale, la sua è sempre una testimonianza diretta che si lega al viaggio. Lo racconta Tommaso Protti. Romano, di origine mantovana, all’indomani del sisma del 20 maggio 2012 il suo primo pensiero è per la nonna. Prende la macchina e risale la penisola: la macchina fotografica è il suo diario, uno strumento per prendere appunti, per confrontarsi con la realtà che gli sta davanti. Il navigatore lo manda fuori strada, perché il terremoto non ha rispetto per le mappe stradali: si ritrova tra stalle venute giù come castelli di carte e tende venute su come funghi. La gente si metteva in posa, mi racconta, quasi con orgoglio. Per un bisogno di testimoniare, di tramandare l’indicibile, quella paura che non si riesce a esprimere a parole. Che resta nello sguardo però e l’obiettivo la può vedere. La terra continua a tremare nella bassa. Tommaso dorme, quando dorme, in auto e continua a fotografare. Poi il ritorno a Roma. Neanche il tempo di una riflessione e la terra quassù trema ancora più forte. “Non ci ho pensato un minuto, ero già in auto per tornare indietro”. Cavezzo, Mirandola, Concordia e persone che in un attimo avevano perso tutto. Le tendopoli della Croce Rossa e le diverse etnie che si mescolano, si aiutano in una gara di solidarietà.

Ecco, le fotografie raccontano del dopo, ma prima?

La lettura del giornale sotto la tenda

E’ un tempo rarefatto quello dei preziosi disegni di Guglielmo Calciolari. Che non è solo un abile illustratore, è un ricercatore. Egli si reca in quegli stessi luoghi un mese prima del sisma: vuole documentare antiche architetture, sta studiando un costruttore importante legato alla famiglia Gonzaga. Un’intuizione lo porta a battere una pista antica. E fa schizzi, consulta documenti, cerca le mappe. Oggi questo lavoro ci restituisce, nella loro bellezza e integrità, monumenti feriti, mutili, che un tempo brevissimo ha danneggiato molto più dei secoli. Guardando gli acquerelli di Finale Emilia, di Mirandola, di Novi si prova un senso di vuoto per ciò che non c’è più, ma anche di gratitudine per questi frammenti di memoria. Sono documenti storici e assumono il significato di un servizio pubblico, un reportage artistico non meno prezioso della documentazione del…dopo. Con l’urgenza del timore di perdere il ricordo dei luoghi visitati in un giorno terso di primavera, Guglielmo affida alla sua energia giovanile un compito improbo: in poco tempo realizza sedici opere dettagliatissime a china ed acquarello. Sono chiese, torri, fortezze e palazzi che ora rappresentano il simbolo della fragilità delle cose.

Il Duomo di Mirandola

Dunque, se affidare le proprie certezze ai beni materiali può rivelarsi così effimero, ben altro valore dovremmo dare agli affetti. E’la storia di Ada e della sua casa che lega idealmente le due esperienze di Tommaso e Guglielmo e le salda. Merito di Edgarda Ferri che è venuta alla mostra Arte e Memoria a portare la sua testimonianza. Di giornalista, ma prima ancora di donna sensibile.

Lei si è trovata a visitare i luoghi del sisma mantovano e a Quistello ha incontrato una persona speciale. Così un reportage giornalistico si è trasformato nel racconto memorabile di Ada. Una figura in silhouette, in controluce per usare un termine cinematografico, che si muove tra capannoni industriali che parlano di una nuova ricchezza a confronto con una povertà antica esibita con fierezza, fino al riscatto rappresentato dalla proprietà dell’antica Villa Gaidella. Il terremoto l’ha lesionata e resa inagibile, ma lei no, non l’ha piegata. La storia di Ada ci ha commossi perché qualcosa di lei è in ogni donna padana: il carattere, la tenacia , la ruvidezza che sa di pudore, ma che a volte ha il sapore della nostra terra quando viene arata perché dia i suoi frutti. Ada è una madre fiera delle sue creature e della sua casa che continua a tenere in ordine nonostante il divieto di accedervi.

Ora che è morta, Edgarda la fa vivere con la forza evocativa delle sue parole e nulla ci pare più autentico di una vita così ben spesa.

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