Christopher Anderson non si sente comodo nelle vesti pretenziose di “fotogiornalista” e preferisce essere definito un semplice fotografo.
A differenza però di tanti Photographer(s) col loro bel sito, la lista dell’attrezzatura e bla bla, Christopher a trent’anni – nel 2000 – aveva già ricevuto una Robert Capa Gold Medal e da alcuni anni è un membro effettivo dell`Agenzia Magnum.
Il resto lo trovate in una sintetica biografia qui .
Quindi: Russia, Pakistan, Bolivia, Striscia di Gaza, eccetera. …e un album di famiglia?
Bene: giorni fa osservavo alcune sue fotografie dal progetto “Son” esposte in occasione del Fotofestival segnalato qui su pensierifotografici tempo fa.
E`un Christopher padre che documenta una vita che nasce e i primi due anni di suo figlio, ed è un Christopher figlio che nello stesso periodo vede la vita di suo padre affievolirsi per un cancro.
Mi pare ovvio che di questo connubio tra la vita e la morte avrebbe fatto volentieri a meno, ma i pensieri in fotografia si nutrono anche di fatti inaspettati.
Anderson rallenta, riflette sulla gioia intima per suo figlio e sulla commistione con una malinconica tristezza che lui stesso come figlio vive.
Quello che era destinato a divenire un album di famiglia si eleva a testimonianza della fragile umana esistenza e della ciclicità della vita.
Trovate un approfondimento su questo lavoro in questa bella intervista.
Alberto Baffa




